Nel cuore pulsante della tradizione partenopea, le graffe di Carnevale rappresentano uno dei simboli più autentici della festa più allegra dell’anno. Questi dolci fritti, dalla consistenza soffice e avvolgente, nascondono un segreto tramandato di generazione in generazione nelle cucine napoletane: l’aggiunta del Mistrà, un liquore all’anice che conferisce alle graffe quella leggerezza unica che le fa letteralmente sciogliere in bocca.
La ricetta della nonna napoletana non è solo una preparazione culinaria, ma un vero e proprio rituale che trasforma ingredienti semplici in piccoli capolavori di pasticceria casalinga. Il Mistrà, con il suo aroma delicato e la sua capacità di rendere l’impasto incredibilmente areato, è l’ingrediente magico che fa la differenza tra una graffa ordinaria e quella che conquista al primo morso.
Preparare le graffe richiede pazienza e attenzione, ma il risultato ripagherà ogni sforzo: ciambelle dorate all’esterno, morbidissime all’interno, profumate di agrumi e anice, pronte per essere rotolate nello zucchero semolato ancora calde. Questa ricetta vi guiderà passo dopo passo nella realizzazione di questo dolce iconico, svelando tutti i trucchi per ottenere la consistenza perfetta.
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Ingredienti
Utensili
Preparazione
1. Preparazione delle patate
Lessate le patate con la buccia in abbondante acqua salata per circa 25-30 minuti, fino a quando non risulteranno morbide. Scolatele, pelatele ancora calde e schiacciatele con uno schiacciapatate utensile che riduce le patate in purea fine eliminando i grumi fino ad ottenere una purea liscia e omogenea. Lasciate raffreddare completamente la purea di patate prima di utilizzarla nell’impasto.
2. Attivazione del lievito
In una ciotolina, sciogliete il lievito di birra sbriciolato nel latte tiepido (non caldo, altrimenti il lievito perderebbe efficacia) con un cucchiaino di zucchero preso dalla dose totale. Mescolate delicatamente e lasciate riposare per 10 minuti fino a quando non vedrete formarsi delle bollicine in superficie, segno che il lievito è attivo e pronto.
3. Preparazione dell’impasto base
In una ciotola capiente o nell’impastatrice planetaria, versate la farina setacciata formando una fontana disposizione della farina a forma di vulcano con un buco al centro. Al centro aggiungete la purea di patate raffreddata, le uova leggermente sbattute, lo zucchero rimasto, il pizzico di sale, la scorza di limone grattugiata e il burro ammorbidito a temperatura ambiente tagliato a pezzetti.
4. Incorporazione del lievito e del Mistrà
Aggiungete il lievito sciolto nel latte e iniziate a impastare delicatamente, prima con una forchetta e poi con le mani o con il gancio dell’impastatrice a velocità bassa. Quando l’impasto inizia a prendere forma, versate il Mistrà poco alla volta, continuando a lavorare l’impasto. Il liquore all’anice è il segreto della nonna per rendere le graffe soffici e profumate.
5. Lavorazione dell’impasto
Continuate a impastare energicamente per almeno 15 minuti se lavorate a mano, oppure 10 minuti con l’impastatrice a velocità media. L’impasto deve risultare morbido, elastico e leggermente appiccicoso, ma deve staccarsi dalle pareti della ciotola. Se risultasse troppo asciutto, aggiungete un cucchiaio di latte; se troppo appiccicoso, incorporate un po’ di farina.
6. Prima lievitazione
Formate una palla con l’impasto, ungetela leggermente con olio e ponetela in una ciotola capiente coperta con pellicola trasparente e un canovaccio pulito. Lasciate lievitare in un luogo tiepido e al riparo da correnti d’aria per circa 2-3 ore, o fino a quando l’impasto non sarà raddoppiato di volume. La temperatura ideale per la lievitazione è tra i 26 e i 28 gradi.
7. Formazione delle graffe
Una volta lievitato, riprendete l’impasto e sgonfiatelo delicatamente con le mani. Dividetelo in porzioni di circa 80-100 grammi ciascuna. Con le mani leggermente unte d’olio, formate dei cordoncini cilindri allungati di pasta di circa 20 centimetri di lunghezza e 2 centimetri di diametro. Unite le estremità per formare delle ciambelle, sigillando bene la chiusura.
8. Seconda lievitazione
Disponete le graffe formate su una teglia rivestita di carta forno, distanziate tra loro perché dovranno ancora crescere. Copritele con un canovaccio pulito e lasciatele lievitare nuovamente per circa 40-50 minuti, fino a quando non risulteranno gonfie e soffici al tatto. Questo secondo riposo è fondamentale per ottenere la consistenza perfetta.
9. Preparazione per la frittura
Mentre le graffe completano la seconda lievitazione, preparate l’olio per la frittura. Versate l’olio di semi in una pentola alta e capiente o nella friggitrice, riempiendo per circa un terzo della capacità. Portate l’olio alla temperatura di 170-175 gradi, controllando con un termometro da cucina. La temperatura corretta è cruciale: troppo bassa e le graffe assorbiranno olio, troppo alta e bruceranno esternamente restando crude dentro.
10. Frittura delle graffe
Immergete delicatamente le graffe nell’olio caldo, friggendone 2-3 alla volta per non abbassare troppo la temperatura dell’olio. Cuocetele per circa 3-4 minuti per lato, girandole con una schiumarola quando si saranno dorate uniformemente. Le graffe devono assumere un bel colore dorato ambrato e gonfiarsi durante la cottura. Prestate attenzione a mantenere costante la temperatura dell’olio.
11. Scolatura e zuccheratura
Quando le graffe sono perfettamente dorate, sollevatele dall’olio con una schiumarola e fatele scolare su carta assorbente da cucina per eliminare l’olio in eccesso. Mentre sono ancora calde, ma non bollenti, passatele abbondantemente nello zucchero semolato, rigirandole più volte affinché lo zucchero aderisca uniformemente su tutta la superficie. Il calore delle graffe farà sciogliere leggermente lo zucchero, creando una crosticina deliziosa.
Il trucco dello chef
Il segreto per graffe perfettamente soffici sta nella doppia lievitazione: non abbiate fretta e rispettate i tempi indicati. La temperatura dell’ambiente è fondamentale: se la vostra cucina è fredda, accendete il forno a 30 gradi per qualche minuto, spegnetelo e ponete la ciotola con l’impasto all’interno con la porta socchiusa. Il Mistrà può essere sostituito con grappa o rhum, ma perderete il caratteristico profumo di anice tipico della tradizione napoletana. Per verificare se l’olio è alla temperatura giusta senza termometro, immergete un pezzetto di impasto: deve friggere immediatamente formando bollicine vivaci, ma senza bruciare. Le graffe sono ottime consumate fresche il giorno stesso, ma potete conservarle in un contenitore ermetico per 2-3 giorni: riscaldatele brevemente in forno prima di servirle per ritrovare la morbidezza originale.
Abbinamenti per il dolce Carnevale
Le graffe napoletane si sposano perfettamente con bevande calde che ne esaltano la dolcezza senza sovrastarla. La scelta classica è il caffè napoletano, corposo e intenso, che crea un contrasto piacevole con la morbidezza zuccherina delle graffe.
Per una colazione o merenda più delicata, optate per un cappuccino cremoso o una cioccolata calda densa preparata alla napoletana, con cacao amaro e poco zucchero. Gli amanti dei sapori tradizionali apprezzeranno un bicchierino di Mistrà ghiacciato servito a fine pasto, che richiama l’aroma presente nell’impasto.
Per i più giovani o chi preferisce bevande analcoliche, un latte macchiato tiepido o una spremuta d’arancia fresca rappresentano accompagnamenti leggeri e rinfrescanti che bilanciano la ricchezza del fritto.
Informazione in più
Le graffe napoletane, chiamate anche zeppole in alcune zone della Campania, affondano le loro radici nella tradizione dolciaria del Carnevale partenopeo, periodo dell’anno in cui le famiglie napoletane si riunivano per preparare questi dolci fritti in grandi quantità.
La particolarità della ricetta della nonna sta nell’utilizzo delle patate lesse, ingrediente che rende l’impasto incredibilmente morbido e mantiene le graffe soffici anche dopo ore dalla preparazione. Questo trucco, tramandato nelle cucine popolari napoletane, nasce dalla necessità di utilizzare ingredienti economici e facilmente reperibili.
Il Mistrà, liquore all’anice tipico del centro-sud Italia, venne introdotto nelle ricette dolciarie napoletane nel XIX secolo e divenne rapidamente un ingrediente irrinunciabile per le graffe di Carnevale. La sua presenza non solo profuma delicatamente l’impasto, ma l’alcol contenuto evapora durante la frittura lasciando micro-bolle d’aria che contribuiscono alla sofficità straordinaria del dolce.
Oggi le graffe sono diventate simbolo della pasticceria di strada napoletana e si trovano tutto l’anno nelle friggitorie del centro storico, anche se il periodo di Carnevale rimane il momento in cui la loro preparazione raggiunge l’apice, con varianti che includono ripieni di crema pasticcera o marmellata.



